domenica 17 gennaio 2016 ore 18.00 – Palazzo Savelli – Liszt Festival Albano: MIA DOLCISSIMA CLARA – PRIMA NAZIONALE

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manifesto mia dolcissima Clara def FONT LEGGIBILE

FRANZ LISZT FESTIVAL 2015

direttore artistico MAURIZIO D’ALESSANDRO

ALBANO LAZIALE – Palazzo Savelli

domenica 17 gennaio 2016 ore 18

PRIMA NAZIONALE

MIA DOLCISSIMA CLARA

L’ultima notte di Robert Schumann

Notturno fantastico per trio

scritto e diretto da Giacomo Zito

liberamente tratto da “Il richiamo dell’angelo”

di Alessandro Zignani – Florestano Edizioni

con Chiara Di Stefano, Giordano Bonini, Giacomo Zito

musiche di Robert Schumann
eseguite da I SOLISTI DEL LISZT FESTIVAL:

Maurizio D’Alessandro clarinetto, Giovanni Borrelli, viola,
Andrea Feroci , pianoforte

costumi di Giuseppe Avallone

contributi video di Francesco Russomanno

tecnico audio luci Giulio Mignucci

INFO E PRENO:
www.amicidellamusicaalbano.it

lo spettacolo sara’ replicato al teatro G.L. Bernini di Ariccia SABATO 23 E DOMENICA 24 GENNAIO

PRESENTAZIONE

Cosa si nasconde dietro la più romantica storia d’amore e di musica a cui l’Ottocento abbia assistito? Cosa mascheravano sotto una passione febbrile, affidata a fiumi di inchiostro, il più stravagante compositore tedesco e la pianista più famosa d’Europa? Cosa causò la pazzia di Robert Schumann? Perché Clara lo abbandonò in un manicomio fino alla morte? Le stesse domande che spingono il dottor Richarz, il primario della clinica psichiatrica di Endenich, ad una appassionata indagine alla ricerca della verità, il cui disvelamento comprometterà il medico stesso. Mia dolcissima Clara – l’ultima notte di Robert Schumann per molti aspetti può essere considerato un “giallo”, dove carnefici e vittime si scambiano i ruoli mettendo in luce la moltitudine delle identità che abitano ciascun essere umano. Clara Wieck è interpretata da Chiara Di Stefano, che con raffinata sensibilità incarna le laceranti contraddizioni della più osannata pianista dell’epoca romantica; Giordano Bonini è il dottor Franz Richarz, del quale mette bene in evidenza il conflitto tra passione e cinismo; Giacomo Zito, che ne è anche autore e regista, veste i panni di Robert Schumann che, ormai vicino al trapasso, alterna sofferti spiragli di disperata lucidità al buio di una terrificante follia.
La musica è tutta di Robert Schumann: selezionata con cura dal maestro Maurizio D’Alessandro, è affidata all’esecuzione de I Solisti del Liszt Festival: Maurizio D’Alessandro, clarinetto, Giovanni Borrelli, viola, Andrea Feroci, pianoforte. I costumi sono di Giuseppe Avallone, i contributi video di Francesco Russomanno.

MIA DOLCISSIMA CLARA
La trama

Bonn. 28 luglio 1856. Sera.
Clinica psichiatrica di Endenich, dove Robert Schumann è ricoverato da oltre due anni.
Camera di Robert Schumann. Il compositore sta dormendo sotto effetto dei sedativi. Il dottor Franz Richarz, seduto a un tavolino, sta redigendo una lettera indirizzata all’amico dott. Richard Hasenclever, medico curante di Schumann. Dalla missiva si evince che egli ha sperimentalmente somministrato al paziente diverse sostanze comunemente considerate tossiche. Clara sopraggiunge con in mano il telegramma da lui inviatole, con il quale egli l’ha avvisata dell’imminente decesso del marito. È offesa dal tenore di cinica sufficienza del telegramma, e tra i due, che si incontrano per la prima volta, si innesca immediatamente un rapporto estremamente conflittuale.
Richarz però è deciso a indagare nel passato della coppia per scoprire cosa possa aver causato in Schumann una così particolare patologia. Sospetta che la moglie ne sia, almeno in parte, responsabile.
Clara è reticente, ma quando Richarz le dimostra di essere in possesso di informazioni estremamente riservate e compromettenti (trascritte da Schumann sul suo diario), rievoca in un tormentato flashback l’irrompere della malattia di Robert nel loro straordinario e appassionato legame d’amore, fino al penoso epilogo e all’internamento.
Richarz ne deduce che la motivazione che ha spinto Clara a far visita al marito moribondo non può essere solo quella di salutare per l’ultima volta il poveretto. Infatti Clara chiede a Richarz di consegnarle tutti gli spartiti e le partiture composte da Schumann. È decisa ad assumersi il ruolo di unica vestale dell’opera del genio e di cancellare qualsiasi memoria della sua follia e della sua permanenza nella clinica psichiatrica; in particolare vuole distruggere tutto ciò che Robert ivi ha composto, perché, a suo dire, guastato irrimediabilmente dalla demenza. Il dottore le indica alcuni spartiti accatastati sul tavolino, ma nulla hanno a che vedere con delle partiture complete, sono poco più che degli scarabocchi. Richarz coglie l’occasione per informare Clara di una lettera di Robert, a lei indirizzata, che il marito non ha voluto farle recapitare, e che vorrebbe che lei leggesse. Il medico intende così smascherare in Clara la vera responsabile della triste sorte di Robert; ma per errore le porge la lettera indirizzata ad Hasenclever, cosicché Clara viene a conoscenza degli esperimenti fatti sul corpo di Robert. Ne nasce un violento contrasto, e le grida risvegliano Schumann. Scemati gli accessi del delirio, Robert riconosce Clara: il dialogo tra i due e di una crudeltà dilaniante. Nessuna traccia dell’amore decantato nei diari, nelle lettere, nelle affermazioni dolenti di Clara a chi le chiedeva come stesse dopo il ricovero del marito. Un lacerante odio reciproco lo ha soppiantato, alimentato dalle divergenti aspirazioni dei due coniugi, dai sogni infranti, dalle diaboliche intromissioni di Friedrich Wieck, padre di Clara e maestro di Robert, che hanno contribuito al suo crollo psichico. Clara pretende che il marito le confessi dove ha nascosto gli spartiti, ma Robert, ormai placato da una visione ultraterrena, esala l’ultimo respiro. Richarz, testimone sgomento di tanta disumana freddezza, lascia che Clara sfoghi tutto il suo rancore nei confronti di Schumann, il cui genio e le cui aspirazioni ossessive l’avevano reclusa al ruolo di sposa e madre, condannando all’oblio quello di grande diva: il ruolo che avrebbe voluto ancora avere per tutto il mondo musicale europeo. Clara propone uno scambio: la lettera per Hasenclever, che ancora stringe in pugno, in cambio degli spartiti che Richarz ha prudentemente nascosto. Richarz accetta lo scambio e le consegna le partiture. Clara le distrugge ad una ad una. Anche i documenti clinici di Robert subiscono la stessa fine. Così i due stringono un patto: il silenzio, per sempre, su ciò che è accaduto. Clara se ne va: Johannes Brahms, che da tempo ha sostituito Robert nel cuore della pianista, la sta aspettando fuori dalla clinica. Richarz, rimasto solo, dopo aver riletto la lettera appassionata di Robert alla sua “dolcissima” Clara, può estrarre dal baule di Schumann la partitura del Concerto per violino: è riuscito a preservare almeno quest’opera dalla distruzione, conscio del suo straordinario valore. Si accascia vicino alla salma del genio, e ad occhi chiusi s’immagina l’onda della musica che giunge a travolgerlo.
GIACOMO WEB 01
CHIARA WEB 01foto giordano

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